Panamá & Puerto Viejo – Costa Rica: Pura Vida!

Se ne stanno lì, trascinando a fatica quelle valigie più grandi di loro.                                                                               Camminano fieri, spesso inciampando per il troppo peso sulle spalle, senza staccare lo sguardo nemmeno per un secondo da quello che accade attorno, consapevoli di vivere una delle esperienze più speciali: sono i bambini viaggiatori, una lenta processione di Minion, principesse di Frozen o guerrieri di Star Wars che si apprestano ad intraprendere spesso il loro primo viaggio con l’entusiasmo che solo i più piccoli sanno avere.
Come tutti anche io sono stata una di loro. E il mio atteggiamento – un misto di stupore, eccitazione, meraviglia – non é cambiato di molto con il passare degli anni: ho ancora gli occhi che brillano ogni volta che sullo schermo del mio Mac appare la scritta “grazie, il tuo volo é stato prenotato” e mi sale un’adrenalina indescrivibile appena mi avvicino ad una stazione o ad un aeroporto.
La verità é che ne sto diventando sempre più addicted, non ne posso più fare a meno: ogni due/tre mesi – e soldi e lavoro permettendo anche più spesso – devo muovermi, partire, esplorare, vedere, conoscere.
La chiamano Wanderlust, parola tedesca che racchiude tutti i sintomi che ho appena elencato.
Perché ci si può ammalare, di BISOGNO di viaggiare.

E così, durante una serata londinese piena di pensieri confusi e di domande senza risposta, non ci ho pensato due volte prima di prenotare un volo per Panama, facendomi trasportare dall’entusiasmo di un’assurda quanto inaspettata proposta di viaggio arrivata dall’Italia.
Non avrei mai immaginato che, quella che sembrava essere solo una mia ennesima pazzia, avrebbe in realtà dato vita ad una delle esperienze più interessanti della mia vita.

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Partiamo subito dicendo che – cit Vale & Carlo – non si é trattato di una vacanza ma di un viaggio, e che la parola d’ordine é stata imprevisto: ho perso il conto delle volte in cui mi sono trovata a cambiare idea, destinazione e persino strada durante i dieci giorni di permanenza panamense.

Come dicevo sono partita nella confusione più totale, senza sapere bene cosa mi aspettasse dopo le ben 13 ore di volo da Londra. L’unica cosa di cui ero certa era che non fosse il periodo ideale per andarci perché in piena stagione delle pioggie, e infatti… credo di aver visto il sole forse solo due giorni, per poche ore. Un vero peccato soprattutto per chi, come me, convive con la benedetta rain 365 giorni all’anno 24/7, ma sono riuscita a godermela lo stesso nonostante il tempaccio…

Imprevisto numero uno: a causa delle avverse condizioni meteorologiche abbiamo dovuto abbandonare a malincuore ben due tappe previste, le isole San Blas  – un vero e proprio paradiso terrestre abitato dalla comunità indipendente dei Khuna Yala che, ahimè, volevo proprio conoscere – e Santa Catalina, regno dei serfisti sul lato pacifico del Paese.
La pioggia sembrava meno bastarda su a nord, nella zona di Bocas del Toro e così, dopo un giorno a Panama City – con passeggiata a Casco Viejo, visita all’Iglesia San Jose – dove é custodito l’altare d’oro, unico sopravvissuto al saccheggio del pirata Capitan Morgan -, il Mercado del pesce Mariscos e Plaza de Francia al cui centro si trova un’enorme statua dedicata ai 22.000 lavoratori morti durante la costruzione del canale…  che Bocas sia.                                                                                                                                                                       Siccome questo é stato un viaggio e non una vacanza, potevamo noi scegliere di prendere l’aereo che in meno di un’ora ci avrebbe portato a cinque minuti dall’ostello?
Ovviamente no😂, molto meglio il bus notturno che in 11 ore ti scarica ad Almirante dove, stremato dal viaggio e dal freddo polare – ci deve essere qualcosa di insano nella concezione di aria condizionata, laggiù… –  devi cercare di salire prima in un taxi e poi su una barca navetta che finalmente ti fa scendere a Bocas.
Non ho avuto il coraggio di contare le ore che abbiamo impiegato per tutto questo (ok, ovviamente il costo era relativamente basso rispetto al veloce e comodo aereo) e proprio non so dove ho trovato la forza di non stramazzare al suolo dopo 13 ore di volo e 11 di bus in nemmeno 48 ore.
Il punto é che, nonostante la stanchezza, non puoi non sorridere non appena metti piede a Bocas del Toro: le colorate casette di legno costruite dalla United Fruits Company, l’allegria della gente del posto che ti accoglie con “chica, welcome to the paradise”… tutto attorno a te ti trasmette gioia e buon umore.

Pochi minuti per mettere giù lo zaino e siamo già in spiaggia, a Carenero, dove anche il sole ci dà il benvenuto.
Pranzo con camarones e birra locale Balboa al Bibi’s on the Beach e io mi addentro subito alla scoperta di un posto per me magico: Makunda and Arts: a metà tra salotto di casa e luogo di culto ha un’area completamente dedicata alla composizione di gioielli – praticamente sei tu che scegli i gingilli che vuoi per creare collane e bracciali personalizzati. Il tutto condito da un poetico silenzio interrotto solo dal passaggio delle barche che si possono ammirare ancora meglio dal piccolo giardino.

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L’indomani riusciamo a goderci un timido sole alternato a nuvolacce minacciose durante una piacevole gita in barca alle isole di Red Frog e di quella che in teoria doveva essere la baia dei delfini. In realtà, nonostante i vari tentativi, siamo riusciti a venderne solo due da lontanissimo mentre seguivano un’altra barca.
Anche se un po’ delusa per il mancato avvistamento inizio ad assaporare – dopo lo stress accumulato a Londra – le emozioni e la bellezza che solo la natura sa regalare all’isola Zapatilla. Parte del Bastimentos National Marine Park, e’ un vero angolo di paradiso: onde immense a sinistra e giungla verdissima a destra.

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Imprevisto numero due: non sempre i tuoi compagni di viaggio ti accompagnano durante tutto il tragitto. Succede che per qualcuno che perdi per strada, un altro lo acquisti lungo il cammino.                                   Perché tra viaggiatori inside ci si riconosce con uno sguardo, non servono molte parole.                                       E un po’ per la situazione, o perché semplicemente si viaggia sulla stessa lunghezza d’onda nonostante vite e provenienze diverse, si lega sempre tanto, più di quanto non si farebbe in un pub a Londra o durante un aperitivo italiano, riuscendo a creare una vera e propria famiglia.

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Imprevisto numero tre: la pioggia costante inizia ad andarci stretta e decidiamo di intraprendere un viaggio nel viaggio prenotando un biglietto per il Costa Rica.
Non avendo molto tempo a disposizione decidiamo di visitare solo Puerto Viejo, a soli 70 km da Bocas…
E’ stato un vero e proprio colpo di fulmine.
Di quelli da adolescente che non capisce più niente, con gli occhi a cuoricino e sorrisino perenne stampato in faccia.
Anche qui ovunque si respira allegria, spensieratezza e voglia di stare insieme senza tante pretese.
Tutto intorno spiagge infinite, palme che sembrano appese al cielo, capanne colorate in mezzo alla giungla ed una totale e religiosa fusione con la natura.
Noleggiamo le biciclette e ci addentriamo in una lunghissima pedalata nell’unica strada asfaltata in mezzo alla giungla raggiungendo Playa Uva dove ci fermiamo un bel po’ godendoci – finalmente! – un po’ di sole per proseguire poi per Playa Manzanillo, dove non ci siamo fatti mancare una passeggiata a piedi nudi! nella fangosa giungla alla scoperta di meraviglie della natura come l’omonimo Mirador.
Al ritorno riusciamo pure ad incontrare a distanza ravvicinata un buffo esemplare di bradipo che di mostrarsi o muoversi non ne vuole sentir parlare… troppo a fatica 😀

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giungla

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Con ancora addosso le meravigliose emozione donate da Puerto Viejo torniamo a Bocas in quella che ormai é una seconda casa, l’ostello Spanish By The Sea: veniamo accolti come sempre da Chris e sua moglie che per  una settimana hanno accomodato i nostri continui spostamenti e cambiamenti di camera: troppo carini e veramente pulito ed accogliente l’ostello, super consigliato!

Come sempre accade le cose belle finiscono troppo presto ed ecco che senza nemmeno rendermene conto sto rifacendo lo zaino, questa volta per tornarmene a Londra.
Malinconia a parte non vedo l’ora di riabbracciare l’amore mio, la Tina che so che mi sta aspettando con ansia e… potevamo farci mancare l’ultimo, epocale imprevisto?
Ovviamente no! 😂
Quindi perché non farsi bloccare in mezzo al nulla, di notte, su quel maledetto autobus notturno – ah! se solo avessimo ascoltato Chris che ci aveva tanto consigliato l’aereo! –  a causa di una protesta in strada… parolacce a parte ci siamo dovuti prenotare due voli interni da Changuinola a David e da David a Panama… diciamo non proprio una cosa che auguro a nessuno, anche perché ero leggermente in ansia di non riuscire a prendere il mio volo per Parigi… per fortuna che all’aeroporto di David siamo stati distratti – e decisamente deliziati! – dalle specialità locali offerte in occasione della festa nazionale! – in ogni situazione si può trovare un lato positivo, no?

Essendo purtroppo stata in viaggio tutto il giorno ho rivisto Panama solo dal finestrino del taxi tra un aeroporto e l’altro e ho dovuto dire addio ai miei progetti di visita al Canale, al Cerro Ancon e al Parque Metropolitano

Quindi, Panama… più che un addio é un arrivederci! ¡Hasta luego!

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