• Amore 4.0 – Essere single a Londra

    Supermercati che brulicano di monoporzioni e orari di lavoro spesso disumani: essere single a Londra è davvero facilissimo.

    Nella capitale inglese, dopo una giornata di lavoro, la sera si é talmente stanchi che a malapena si riesce a telefonare a genitori e amici – che vivono quasi sempre all’estero – per sapere come stanno.

    Durante la settimana si esce raramente, e di solito l’unico momento per socializzare è la drink night out con i colleghi. Il weekend però ci si trasforma in veri e propri party animal. 

    Basta passeggiare fuori da un pub il venerdì o il sabato sera per capire cosa intendo.

    Ragazzi e ragazze ancora in suit da lavoro che ingurgitano un drink dietro l’altro – qui la qualità non sempre conta, basta sia alcool – in una sorta di maratona a chi si scascia per primo. A chi avrà “l’onore” di essere rimbalzato/a dal taxi perché troppo ubriaco/a.

    La tanto cara compostezza inglese va a farsi fottere dentro un paio di bicchieri, insieme alla dignità.

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    Ruzzolare dai miei tacchi e risvegliarmi il giorno dopo con vestiti e trucco stropicciati da non si sa chi, non fa per me, I’m sorry.

    Il sabato sera, se non ho lasciato la città per il weekend, preferisco andare al cinema. O, ancora meglio, stare a casa a leggermi un libro o a guardarmi la mia serie tv preferita.

    E non disdegno uno o due bicchieri di vino, di gran lunga migliori di quegli intrugli annacquati che ti servono nei bar londinesi e che non costano mai meno di otto sterline.

    Il mio non è snobismo o mancanza di voglia di socializzare, ma davvero ci sono abitudini inglesi a cui non riesco ad integrarmi.

    So di non essere l’unica single a Londra a pensarla così.
    E comunque amo troppo l’espressione incredula di chi il lunedì mattina mi domanda:
    “Hai passato un bel weekend?…                             
    “Cosa hai fatto?”                                               
    “Sei rimasta a casa?!?”…                                       
    “Da sola?!?”
    Di solito queste prime innocenti domande sono puntualmente seguite dal domandone finale, scontatissimo: “Ma non ti vedi con nessuno?!?! Davvero?!?!?!”

    Ovviamente in 4 anni di storie ne ho avute anche io, ma non sono andate oltre le birre al pub, le cene nel nuovo ristorante di turno o i vari ed eventuali trasferimenti lavorativi.

    Perché a Londra tutti o quasi gli incontri avvengono sul luogo di lavoro.
    Colleghi e colleghe diventano la tua famiglia, la tua quotidianità e, spesso, si finisce anche a letto insieme.

    Non si ha tempo per niente qui, tanto meno che per cercare l’anima gemella.
    A meno che non sia lei a trovare te in un tripudio di romanticismo, esemplare ormai quasi estinto nella vita reale.

    La verità é che i ritmi londinesi hanno arrugginito il corteggiamento… nell’italianissimo senso letterale del termine.

    Si é sempre di corsa tra un appuntamento, un brunch o un treno da prendere, e si vive in un perenne stato di “è tardi, è tardi” stile Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie.

    Questa perenne mancanza di tempo porta appunto a concentrarsi solo su cose facili e veloci, quindi ben venga il luogo di lavoro dove si trascorre la maggioranza delle ore, seguito dalla realtà virtuale, che offre qualsiasi cosa a portata di un clic.

    In pace assoluta con il mio essere single a Londra, mi sono sempre rifiutata di fare una cosa che ritenevo da sfigati: iscrivermi ad un sito d’incontri online.

    Stufa però di chi continuava a chiedermi perché non ci avevo mai provato e un po’ per gioco, qualche settimana fa ho deciso di darci un’occhiata.

    E devo dire che mi si é aperto davanti agli occhi un mondo completamente nuovo: in rete di siti e applicazioni per incontrare persone ce ne sono a migliaia e di ogni tipo.

    C’è quello per i genitori con bambini – giusto per evitare spiacevoli sorprese -, quello per gli amanti dell’arte, quello per solo persone belle – non è uno scherzo, vieni rimbalzato se giudicato poco attraente – , quello per il sesso del sabato sera o quello per chi cerca moglie o marito.

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    Screenshot n° 1

    Tra i mille a cui ho dato un’occhiata, ho deciso di aderire all’online date site del quotidiano The Guardian e ho voluto provare, sempre per gioco, due tra le più famose applicazioni per single a Londra, Happn e Tinder, molto più veloci da installare ed usare.

    L’esperienza con il sito del The Guardian non é stata malvagia, nel senso che in un mese ho conosciuto persone con i miei stessi interessi e punti di vista. 

    Il problema è che, nonostante io ami scrivere, dopo un po’ mi stufavo di descrivere la mia giornata o l’ultimo libro letto ad una foto visualizzata sul mio Mac… 

    Ho abbandonato più di una conversazione perché annoiata e un po’ spazientita dal mancato invito per un caffè o per un bicchiere di vino: amico, dopo che ci scriviamo da due settimane se non mi inviti fuori o sei sposato, o hai una fidanzata a cui devi nascondere i miei messaggi o c’è qualcosa che non va.

    Qualche invito é arrivato e due o tre li ho pure accettati: dio come mi sentivo scema a darmi appuntamento con uno sconosciuto al tot bar o alla fermata della metro…
    Comunque, a parte alcune piacevoli serate, con nessuno di questi appuntamenti al buio è mai scoccata la cosiddetta scintilla…

    In entrambi i casi (più serio The Guardian vs più frivoli Happn e Tinder) le categorie di personaggi con cui mi sono rapportata erano molto simili… lungi da me il voler generalizzare o criticare, ma meritano tutti una menzione e in alcuni casi anche uno screenshot

    LE CATEGORIE

    Il mollicone
    Il maniaco. O presunto tale
    Quello con problemi. Seri
    Mr Right… che ovviamente non ti piace abbastanza
    Il ragazzino
    Il recidivo 

    Il mollicone

    Di solito in tre messaggi ci infila dieci “sei troppo bella”  seguito da “ma come può essere che una come te sia ancora single” …
    Ora, a tutti piacciono i complimenti ma riuscire ad andare oltre sta tiritera che sa tanto da presa per il c**o aiuterebbe: BOCCIATO.

    Il maniaco. O presunto tale

    Facile andare sull’esplicito nascondendosi dietro ad una tastiera… vorrei proprio vedere quanto lo spaccone di turno riesca ad essere così ardito di persona…. RIMANDATO

    horny3
    Screenshot n° 2

    Quello con problemi. Seri.

    Abbiamo un match – ossia l’interesse reciproco é stato manifestato grazie alla spunta di caselline varie – e iniziamo a scriverci.

    Mi chiedi il numero di telefono e per quasi due settimane sento più te delle mie amiche.
    Quando però, dopo che in uno dei tuoi interminabili messaggi mi descrivi con dovizia di particolari il tuo pomeriggio di shopping in Oxford Street – che, come ben sai, si trova ad una fermata di metro da dove lavoro -, non esprimi il minimo disappunto per non aver usato quel f****g numero di telefono per cercare d’incontrarmi di persona… beh figlio mio, qualcosa che non va ce lo devi pur avere: BOCCIATO

    MR RIGHT… che ovviamente non ti piace abbastanza

    Interessi e passioni comuni, idee sempre perfette, macchina d’epoca cabrio con cui ti scarrozza per Londra e che riesce a coordinare perfino con il colore dei jeans.
    Stile impeccabile e una santa pazienza… praticamente la perfezione, che però non si sa per quale fottuta ragione dell’universo non ti piace abbastanza: BOCCIATA. IO. Mannaggia a me.

    Il ragazzino

    Lo sgami subito dalla frenesia nello scrivere e dalla richiesta di certezze… ti fa quasi tenerezza nella sua ingenuità. RIMANDATO.
    A tra qualche anno, amore della zia.

    Screenshot n°3
    Screenshot n°3

    Il recidivo

    Dopo la prima uscita, in cui alla stretta di mano volevi chiedere se eri su candid camera da quanto le sue foto fossero ritoccate, ringrazi gentile per la bella serata facendo trasparire una certa freddezza… ma niente oh.

    Mesi e mesi di messaggi random e puntuali informazioni non richieste “ciao sono a Londra! ci vediamo?” BOCCIATO: devo proprio essere maleducata? CAPISCILO! E soprattutto metti delle foto reali!!!

    Qualche anno fa ero rimasta molto colpita da un film, Lei di Spike Jonze dove Theodore, il protagonista, arriva addirittura ad instaurare un rapporto d’amore con un sistema operativo dotato d’intelligenza artificiale.

    È questo il nostro futuro?
    I computer riusciranno a breve a provare perfino le nostre emozioni?
    E sono le sensazioni che noi proviamo davanti ad uno schermo reali?

    Scherzo delle categorie a parte, forse io sarò una all’antica. Tra la mia cerchia di amici in molti hanno trovato l’amore della vita online, e conosco parecchie persone – come me single a Londra – che in rete hanno conosciuto l’anima gemella.

    É che io non riesco a smettere di credere nell’importanza di uno sguardo, di un sorriso. Di un profumo o di una parola.

    Io e il mio primo fidanzatino delle superiori – sí, siamo ancora ottimi amici – amiamo ricordarci il nostro primo incontro, ad una festa. Lui mi ha chiesto il numero di telefono e, visto che eravamo sprovvisti di carta e penna e al tempo solo quelli che se la tiravano avevano il cellulare/cabina telefonica portatile, lui ha cercato di memorizzarselo.

    Ha coinvolto i suoi amici presenti alla festa affinché ognuno di loro si ricordasse almeno due cifre…

    E alla fine quel numero se lo é ricordato.
    Mi ha chiamata a casa con grande stupore e sospetto di mia madre che ha tirato su la cornetta ma… ha fatto lo sforzo di ricordarsi il mio numero,  ha avuto il tempo e la voglia di chiamarmi.

    Tempo, voglia di “far fatica” e genuino interesse.

    Tre concetti sui quali la generazione 4.0 dovrebbe riflettere… e non solo chi é single a Londra.

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