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    Cosa vedere alla Biennale di Venezia: 10 cose da non perdere

    79 artisti, 90 partecipazioni nazionali e 21 eventi espositivi collaterali suddivisi in due sedi distinte (l’Arsenale e i Giardini): di cose da vedere alla Biennale di Venezia ce ne sono veramente tantissime.

    Forse fin troppe per chi, come me, non é un esperto d’arte e magari ha poco tempo per visitare la prestigiosa Esposizione Internazionale che ogni due anni travolge la mia città.

    Di seguito troverete una lista di alcune delle opere che più hanno catturato la mia attenzione: visto che la Biennale chiude domenica 24 Novembre, spero possa essere uno spunto per chi ha deciso di visitarla durante questo ultimo weekend.

    Accanto ad ogni installazione artistica citata ho aggiunto la sede (Arsenale o Giardini) e, in generale, consiglio di calcolare bene i tempi che si vogliono dedicare ad entrambe.

    La mia guida/lista é del tutto soggettiva, e non vuole assolutamente precludere la visita degli altri padiglioni che meritano TUTTI di essere visti.

    The-Frilly-Diaries-cosa-vedere-alla-Biennale-di-Venezia

    COSA VEDERE ALLA BIENNALE DI VENEZIA

    Padiglione Arabia Saudita – Arsenale

    Appena entrata ero stupita ed infastidita dal fatto che alcune persone stessero toccando l’opera di Zahrah Al Ghamdi in tutta tranquillità. Non capivo come fosse possibile che nessuno dicesse loro nulla e che non suonasse alcun allarme.

    Tutto spiegato pochi minuti più tardi.

    Una gentilissima guardasala mi ha infatti invitata ad interagire con l’opera per meglio comprendere lo sforzo dell’artista di ricreare il proprio viaggio verso l’autorealizzazione.

    Toccare con mano un’opera d’arte non é cosa da tutti i giorni e, poter sfiorare i vari elementi di quest’installazione creati con materiali naturali come sabbia, pelle e rocce mi ha davvero emozionata.

    cosa -vedere -alla - Biennale - The Frilly - Diaries - Padiglione-Arabia- Saudita




    “For, in your tongue, I cannot fit” – I 100 microfoni di Shilpa Gupta – Arsenale

    Mi hanno emozionato anche i 100 microfoni (a cui corrispondono altrettanti fogli trafitti) esposti all’Arsenale dall’artista indiana Shilpa Gupta.

    Ognuno di essi ripropone contemporaneamente e in diverse lingue i versi delle poesie di 100 poeti imprigionati o giustiziati per la loro scrittura o per le loro opinioni politiche.

    Da brividi.

    For -in-your- tongue- I-cannot- fit- I 100 - microfoni- di- Shilpa -Gupta, - Arsenale- di - Venezia


    Barca Nostra – Arsenale

    Una delle installazioni più controverse di quest’edizione della Biennale di Venezia, da vedere assolutamente.

    L’artista svizzero Christoph Büchel ha fatto trasportare in Laguna il relitto della barca affondata il 18 Aprile 2015 nel Canale di Sicilia.

    Impossibile dimenticare che in quel naufragio morirono più di 700 migranti che tentavano di raggiungere l’Italia.

    Un’opera forte ed inquietante allo stesso tempo.

    Barca-Nostra- opera-Marco-Godinho-da-vedere-Biennale-Venezia-2019




    Il padiglione del Lussemburgo – Arsenale

    Il Mar Mediterraneo é il co-protagonista dell’installazione di Marco Godinho.

    Una serie di taccuini corrosi dall’acqua fanno riflettere sul flusso dei ricordi e delle memorie, oltre che delle persone.

    MONDO CANE – Giardini

    Al padiglione del Belgio, delle inquietanti marionette automatizzate compiono delle azioni quotidiane circondate da un universo di zombi e psicopatici.

    Il progetto dei due artisti Harald Thys e Jos de Gruyter parla della nostra ossessione per il passato. E, di conseguenza, della paura dei cambiamenti che ci paralizza e ci rende incapaci di creare.

    Lo fa utilizzando il realismo come critica sociale, che trova forma anche al di fuori del padiglione con un volume e un sito internet dedicato https://www.mondocane.net/.

    Mondo-Cane-padiglione-Belgio-da-vedere-alla-Biennale-di-Venezia




    La ragnatela gigante – Giardini

    L’artista argentino Tomás Saraceno é convinto che i ragni prevedano il futuro.

    E così, dopo aver ammirato l’enorme ragnatela che brilla in una sala buissima, i visitatori possono porre una domanda agli amici ragni, di cui l’artista ha registrato anche le “voci” servendosi di un vibrometro.

    Le preziose risposte vengono decodificate attraverso scritti sull’aracnomanzia e interpretazioni delle ragnatele da parte di esperti di diverse discipline.

    É stata creata anche un’apposita app, Aracnomancy, per porre via internet le proprie domande ai ragni.

    Senza ombra di dubbio questa é una delle opere più curiose ed affascinanti da vedere alla Biennale.

    Padiglione Italia – Arsenale

    Ispirato al saggio La sfida al labirinto di Italo Calvino, il padiglione Italia é strutturato come un labirinto.

    Ecco che allora le opere dei tre artisti (Chiara Fumai, Enrico David e Liliana Moro) presenti al suo interno vanno cercate ed interpretate singolarmente da ogni singolo visitatore.

    Padiglione-Italia-Biennale-di_Venezia-2019-The-Frilly-Diaries




    Padiglione Venezia – Giardini

    Con la collaborazione di ben 7 artisti (tra cui cineasta Ferzan Özpetek), il Padiglione riassume l’essenza della città, con diverse opere caratterizzate da elementi simbolo di Venezia.

    Ciò che mi ha maggiormente colpito é stata la struttura gonfiabile creata dal gruppo artistico londinese Plastique Fantastique.

    Camminare al suo interno a piedi nudi trasmette perfettamente la sensazione che noi veneziani proviamo quando avanziamo in mezzo alla tristemente famosa acqua alta.


    Il Padiglione della Francia – Giardini

    Il disorientamento inizia dall’ingresso, posto sul retro del padiglione che si raggiunge attraverso una porta secondaria in mezzo ai cespugli e ai calcinacci.

    Uno stratagemma utilizzato dall’artista Laure Prouvost per far entrare lo spettatore con occhi nuovi all’interno di un’installazione che é un omaggio al mare, con oceani di vetro, performances dal vivo e canzoni d’opera.

    Non sono riuscita a fare delle belle fotografie ma sicuramente é uno dei padiglioni che consiglio assolutamente di vedere alla Biennale.

    Il padiglione dell’Islanda- Isola della Giudecca

    Chromo Sapiens di Hrafnhildur Arnardóttir / Shoplifter é una caverna sensoriale di capelli colorati e musica metal.

    L’atmosfera di questo padiglione, che si trova all’isola della Giudecca, é surreale e al tempo stesso rilassante.

    Consiglio di andare a vederlo per ultimo per rigenerarsi con un po’ di colori, che fanno sempre bene.

    padiglione-Islanda-cosa-vedere-Biennale-di-Venezia



    Informazioni utili

    Essendo gli ultimi giorni, meglio controllare bene gli orari e le eventuali chiusure anticipate dei vari padiglioni sul sito della Biennale di Venezia https://www.labiennale.org/it/arte/2019

    Le due sedi sono ad una decina di minuti a piedi una dall’altra.

    Per raggiungere l’Isola della Giudecca (dove c’é il Padiglione Islanda) consiglio invece la linea del vaporetto 4.2. che vi ci porterà in una quindicina di minuti.

    La fermata a cui scendere si chiama Palanca. Orari e informazioni qui http://actv.avmspa.it/it/content/orari-servizio-di-navigazione-0

    Dove mangiare

    All’interno di entrambe le sedi sono disponibili dei bar e ristoranti, il mio preferito é la caffetteria psichedelica ai Giardini.

    Oppure, tra le due sedi, per una pausa rilassante consiglio la Serra dei Giardini

    P.S. Non é questo né il luogo né il momento per parlare di quanto accaduto alla mia città in quest’ultima settimana.

    Ci tengo però a sottolineare la forza, il coraggio e l’impegno di Venezia per rialzarsi e riappropriarsi della propria fondamentale quotidianità.

    Che passa anche per eventi importanti come la Biennale.

    Continuate a visitare la mia meravigliosa città con tutta la curiosità e il rispetto che merita.

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