Venezia-Londra A/R



“Per quanto tempo hai vissuto a Londra?”

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“Cinque anni? Wow, che bello, … beata te!”

…..

“Ma non ti manca?”

…..


Ho ormai smesso di contare quante volte mi vengono fatte le stesse domande quotidianamente, ed ho adottato un sistema infallibile per glissare il discorso, limitandomi a sorridere o a far finta di non aver sentito. La mia non è spocchiosità o maleducazione: è davvero difficile trovare le parole giuste per descrivere come ci si sente ad aver vissuto nella capitale inglese per anni, per poi tornare in Italia avendo ormai acquisito una mentalità Brit.

Di come mi sentivo nella mia quotidianità londinese ho parlato nel mio primo post https://thefrillydiaries.com/2015/07/28/brita-girl/ scritto qualche anno fa, di come si vive da emigrata al contrario proverò a parlarne qui e, credetemi, non sarà per nulla semplice.


 

Fermarsi. Ogni tanto.

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Corri.

Salti su un taxi. Un treno. Un aereo.

Segue il solito teatrino di saluti: un’ora al massimo per ogni persona, non un minuto di più. Che poi devi correre da qualcun altro.

48 ore e sei di nuovo su un aereo.
Treno.
Taxi.

Ricordi indelebili di Natali vissuti quasi a metà, tra una corsa e l’altra.

It was all about Art. And Love.

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Andare al cinema da sola, in una fredda serata d’inverno che per strada incontri solo le volpi…

Tutti rintanati al calduccio ma io no, era da tanto che volevo vedere questo film e, dopo che lo hanno cancellato dalla programmazione di molte sale per dare spazio ad altre proiezioni e che per ben due volte mi sono dovuta arrendere al tutto esaurito, eccomi qui camminare più svelta che posso verso il cinema Curzon a Bloomsbury.
Mentre seguo la mappa sul mio cellulare cercando d’ingannare i minuti  – perché io POSSO essere più veloce – che secondo Google Maps mi separano dalla mia destinazione, mi rendo conto di essere quasi agitata: é come se stessi andando ad un appuntamento, come quando stai raggiungendo un’amica che non vedi da tempo e ti fai mille domande su come sarà, la riconoscerò, mi riconoscerà, avrà tagliato i capelli o avrà ancora quel vestito…

Raggiungo il Curzon consapevole di aver fatto viaggiare, ancora una volta, la mia mente troppo lontano e mi compiaccio di non essere l’unica folle che si é spinta fuori di casa in una serata come questa: la sala piano piano si riempie, é piccola ma trasborda di gente.

BUONI PROPOSITI PER L’ANNO NUOVO

Di solito sono abbastanza brava, a darmi degli obiettivi…
E a volte forse me ne dò fin troppi.
La parte più difficile é avere costanza, riuscire a mantenere lo standard per 365, ops… 366!, giorni…

Quest’anno voglio provare a snellire un po’ la mia lista di buoni propositi, chissà che sia la volta buona… ne riparliamo il 31 dicembre…

VIAGGIARE

Sempre stato un mio chiodo fisso, e lo é diventato sempre di più negli ultimi mesi…
Mia madre sono anni che mi chiama “la ragazza con la valigia” e per non smentirmi ho trascorso la serata del 1 Gennaio a controllare in preda ad una sorta di sindrome di Stendhal  il sito web di Skyscanner.

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Per il 2016 ho un paio di sogni: compleanno a New York e Natale al caldo, affianco ai miei amati Collings, a Melbourne, passando per il sogno dei sogni, il Coast to Coast
In più mi sono appena scaricata un’applicazione, beenapp dove puoi cliccare su tutti i posti dove sei stato, creare delle mappe con tanto di percentuale e condividerle… può diventare una droga, ve lo assicuro!

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Happy Birthday, Alice!

150 anni e non sentirli.
In occasione dell’anniversario della prima uscita di uno dei romanzi a me più cari, non potevo perdermi la mostra “Alice in Wonderland” alla British Library – uno dei miei posti preferiti qui a Londra.

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Luglio 1862: come era solito fare, Charles Lutwidge Dodgson trascorse un tranquillo pomeriggio in barca con le tre figlie di un amico di famiglia.
Per meglio trascorrere il tempo Charles, che in seguito adottó lo pseudonimo con cui tutti lo conosciamo, Lewis Carroll, narró alle bambine le avventure della piccola Alice, vero nome di una delle tre, all’interno di un mondo incantato.
Fu proprio la piccola, protagonista dei suoi racconti, ad implorarlo di trascrivere tutto su di un quaderno per poterlo leggere ogniqualvolta lo avesse voluto: nasceva così una delle favole più amate di sempre.

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E’ incredibile come, dopo 150 anni – la prima pubblicazione risale infatti al Novembre 1865 – Alice nel Paese delle meraviglie continui ad affascinare generazioni su generazioni, senza passare mai di moda.
La mostra esplora i modi in cui la fiaba ha continuato ad ispirare diversi artisti negli anni, oltre ad esporre la copia originale del primo manoscritto di Caroll – sorry, non si potevano fare foto all’interno :'( – il tutto corredato da illustrazioni e disegni e perfino le incisioni in legno di bosso di John Tenniel, il primo illustratore del libro.
Un modo speciale per trascorrere un tranquillo pomeriggio londinese… del tutto gratuito!

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Da non perdere il Pop Up Shop… un vero e proprio paradiso per gli appassionati… io non ho potuto resistere alla limited edition delle Moleskine!

 

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E anche questo Natale…

Ogni anno è la stessa storia: io ci provo.
Questa volta ho perfino superato me stessa facendo l’albero l’8 Dicembre, come da tradizione.
Mentre me la ridevo con le mie coinquiline tra un addobbo e l’altro quasi non mi sono accorta che, orecchie da renna in testa e fastidiosissime musichette di Natale in sottofondo, lo spirito natalizio si stava impossessando di me… Il tutto è purtroppo riuscito a durare solo un paio di giorni in cui ho però cercato di stilare una lista di regali da N O N fare all’ultimo minuto e di seguire con finto interesse le accensioni di luci natalizie nelle vie principali di Londra. (Carine eh, nulla da dire ma… state calmi, perdio, sono solo delle luci. Non c’è bisogno di dedicarci ogni anno 800 servizi al telegiornale più altrettanti articoli sui quotidiani!)

Un’addobbata Carnaby Street

Trick or treat? – My special Halloween

“Domani torniamo al mercatino di Clapton?”
“Mmmh mi piacerebbe ma… all’OXO Tower hanno organizzato un Dia de Muertos Festival…”

Sorriso pericoloso risponde a sorriso pericoloso.

“Controlli tu con quale metro facciamo prima? ….. E….. ci trucchiamo, vero?”
“Ovvio”

Effetti collaterali di avere una coinquilina più esaurita di te.

L’indomani sveglia ad un orario improponibile – considerando che era domenica – e via di corsa alla ricerca dell’outfit perfetto. Tra gli scaffali dei mille store visitati in un paio di ore sembravamo due bambine: eccitatissime e piene di idee, indecisioni…
Giungere ad una conclusione tra tutti quei luccichii e colori è stata una vera impresa ma alla fine, tronfie d’orgoglio quasi che nelle nostre borsette di Boots, Claire’s e Superdrugs ci fossero le ultime arrivate chez Louboutin, ci siamo precipitate a casa per prepararci.
Faccio una premessa: io non solo sono negata a truccarmi.. figuriamoci a truccare un’altra persona!
Emy ha dovuto fare tutto da sola sia su di me che su se stessa.

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