Costiera Amalfitana on the road

Alzi la mano chi, come me, è stufo di quest’inverno che sembra non finire più e di questa primavera che continua a giocare a nascondino.

Qui c’è davvero bisogno di una sana cura di vitamina D, di sole, di profumo di mare e di togliersi di torno questi benedetti cappotti.

Insomma c’è bisogno di ESTATE, parola che a solo pronunciarla mi mette di buon umore…

Oggi per sentirmela più vicina, la mia amata estate, mi sono messa a riguardare le foto del mio viaggetto on the road di pochi giorni sulla Costiera Amalfitana, fatto con un’amica a luglio dell’anno scorso.

Diciamo che, se potessi, prenderei un aereo in questo momento per Napoli… 😀

 

Napule é

Qualcuno dovrebbe chiedere scusa ai miei vicini di casa: sarà una settimana che allieto le loro giornate con Pino – Daniele – in sottofondo.
Nulla da togliere ad uno dei più grandi cantautori nazionali ma credo di esserci andata giù un po’ pesante, poveri neighbours. :’D
Pino a colazione, Pino sotto la doccia, Pino a cena e ancora Pino prima di andare a letto. Una vera fissazione la mia, e la colpa é del mio weekend napoletano.

Magic Istanbul

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Musica, brindisi e 20 gradi a Gennaio: Istanbul ci ha accolte così.

E viste le premesse – allerta terrorismo, relative preoccupazioni/paranoie di chi ci vuole bene, state attente, ma non avete un altro posto dove andare, due ragazze da sole, a gennaio di solito nevica – non poteva darci il benvenuto in maniera migliore.

aereo

Dopo un meraviglioso volo di qualche ora con la Turkish airlines  – che non ha avuto nulla a che fare con quello di ritorno con la mia amata BA, aka British Airways, che in questo caso non ha retto il confronto – siamo arrivate nell’unica città al mondo divisa tra due continenti.
Europa e Asia convivono in questa metropoli di ben 15 milioni di abitanti, un aggrovigliarsi di culture, suoni e profumi che ti affascinano e sorprendono ad ogni angolo.

Milan l’ e’ semper Milan

Non ti vedevo da 6 anni, Milano.
Pochi per lo scorrere naturale del tempo, tanti per una vita – la mia – che cambia sempre troppo veloce.
Sei stata casa per molto, Milano, ed é così strano rivederti dopo tutto questo tempo.
Io sono cambiata tanto in questi anni e tu, Milano?

Un weekend PERFETTO a Dublino

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Prendi due amiche che causa trasferimenti vari non possono vedersi spesso – ma quando succede é una festa – e una città accogliente come poche resa ancora più bella da un raro sole e… avrai il weekend perfetto.

Sono finalmente andata a trovare Emy, amica preziosa con la quale per un anno ho condiviso di tutto – casa inclusa – che si é trasferita da qualche mese a Dublino, meta inserita già da un po’ nella mia lista di posti da visitare assolutamente.

Una scelta azzeccatissima.

Siviglia+Portogallo: obrigada!

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Non vedi l’ora di scendere.
Perché una città che fa fatica a svelarsi, in questa lenta danza con l’Oceano, non può che rendere la tua risaputa curiosità ancora più impaziente.

Quando il mio aereo, dopo numerose acrobazie causa troppo vento, riesce finalmente ad atterrare a Lisbona, sono tra le prime a precipitarmi giú dalla scaletta.
Ad aspettarmi paziente agli arrivi la mia defi-amica Giorgia con un defi-cartello da manuale (peccato non averlo immortalato) pronta per un altro defi-tour.
Ok, prima che mi prendiate per scema una doverosa precisazione: defi sta per deficiente, appellativo affettuoso con cui ci chiamiamo amorevolmente tra di noi … Giorgia vive in Italia ma di tanto in tanto ci piace incontrarci al gate di qualche aeroporto…

 

Ich bin Eine Berlinerin

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Una piacevole sorpresa.
Sarà perché io e la lingua tedesca nonostante i cinque anni di – vano! – studio alle superiori non abbiamo mai avuto feeling, sarà perché ogni volta che la nominavo come mia prossima possibile meta le prime parole del mio interlocutore erano: “preparati eh, che lì fa davvero freddo!” o forse perché nutrivo per lei chissà quale stupido pregiudizio… io Berlino non l’avevo mai degnata di particolare attenzione.
Mi sbagliavo.
Uh se mi sbagliavo!

Panamá & Puerto Viejo – Costa Rica: Pura Vida!

Se ne stanno lì, trascinando a fatica quelle valigie più grandi di loro.                                                                               Camminano fieri, spesso inciampando per il troppo peso sulle spalle, senza staccare lo sguardo nemmeno per un secondo da quello che accade attorno, consapevoli di vivere una delle esperienze più speciali: sono i bambini viaggiatori, una lenta processione di Minion, principesse di Frozen o guerrieri di Star Wars che si apprestano ad intraprendere spesso il loro primo viaggio con l’entusiasmo che solo i più piccoli sanno avere.
Come tutti anche io sono stata una di loro. E il mio atteggiamento – un misto di stupore, eccitazione, meraviglia – non é cambiato di molto con il passare degli anni: ho ancora gli occhi che brillano ogni volta che sullo schermo del mio Mac appare la scritta “grazie, il tuo volo é stato prenotato” e mi sale un’adrenalina indescrivibile appena mi avvicino ad una stazione o ad un aeroporto.
La verità é che ne sto diventando sempre più addicted, non ne posso più fare a meno: ogni due/tre mesi – e soldi e lavoro permettendo anche più spesso – devo muovermi, partire, esplorare, vedere, conoscere.
La chiamano Wanderlust, parola tedesca che racchiude tutti i sintomi che ho appena elencato.
Perché ci si può ammalare, di BISOGNO di viaggiare.

E così, durante una serata londinese piena di pensieri confusi e di domande senza risposta, non ci ho pensato due volte prima di prenotare un volo per Panama, facendomi trasportare dall’entusiasmo di un’assurda quanto inaspettata proposta di viaggio arrivata dall’Italia.
Non avrei mai immaginato che, quella che sembrava essere solo una mia ennesima pazzia, avrebbe in realtà dato vita ad una delle esperienze più interessanti della mia vita.

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Partiamo subito dicendo che – cit Vale & Carlo – non si é trattato di una vacanza ma di un viaggio, e che la parola d’ordine é stata imprevisto: ho perso il conto delle volte in cui mi sono trovata a cambiare idea, destinazione e persino strada durante i dieci giorni di permanenza panamense.

Paris Mon Amour – The Girls weekend

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Era un viaggio speciale, questo.
Più speciale di tutti gli altri.
Non solo perchè eravamo noi quattro, di nuovo riunite.
Piccoli, grandi segreti custoditi nei nostri sorrisi, nelle scintille dei nostri sguardi complici.

Un viaggio con le amiche di sempre ritengo sia una delle benedizioni più grandi che la vita ti possa regalare. Se poi la meta scelta è una delle tue città preferite… les jeux sont faits!

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Costa de la Luz – Defi Tour n°1

Una birra gelata, uno sbagliatissimo qualcuno che mi aspettava nell’altra stanza e un volo Londra-Malaga da bookare in cinque minuti e il più in coincidenza possibile con il Milano–Malaga appena prenotato dal mio Tour operator di fiducia.

Seguono valigia fatta in mezzora e rigorosamente all’ultimo secondo, partenza verso aeroporto di Stansted (damn, I hate it!) all’alba con più o meno venti minuti di sonno in corpo e l’urlo e le lacrime di gioia – imbarazzanti, ma troppo noi – nel ritrovare la mia compagna di viaggio tra un gate e l’altro all’aeroporto di Malaga.

E che l’avventura abbia inizio.

Io da Londra, la mia defi-amica Jo da Milano ci siamo date appuntamento a Malaga per incontrare la nostra terza compagna di viaggio: l’inseparabile Polo Volkswagen – AKA Pina – che ci ha scarrozzate per chilometri e che all’occorrenza ha saputo anche fare da guardaroba itinerante.
Fatte le presentazioni con Pina, nonostante il caldo e le zero ore dormite ci siamo subito messe in movimento direzione Tarifa, la nostra prima tappa.
Conosciuta come la città del vento, Tarifa è il comune più a sud dell’Europa e, con i suoi soli 14 chilometri di distanza dal Marocco, è considerata il punto di congiunzione tra cultura europea e cultura africana.

Appena arrivate nel nostro agriturismo senza insegna e non poco difficile da trovare, ci siamo fiondate in spiaggia per il nostro primo tramonto e la nostra prima passeggiata a metà tra Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico, con lo sguardo verso l’Africa.

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Siamo rimaste a Tarifa tre giorni, visitando ogni giorno almeno due spiagge diverse: dalla mecca del kitesurfing Playa de Valdevaqueros alla patria degli hyppie o presunti tali a Caños de Meca, passando per Zahara de los Atunes, Cabo de Trafalgar e Bolonia.
Il terzo giorno ci siamo concesse una gita aldilà del mare di poche ore. Nonostante i prezzi proibitivi e i tempi assurdamente lunghi di viaggio e di controllo passaporti sul traghetto Tarifa-Tangeri, all’ora di pranzo siamo sbarcate in Marocco.
Inebriate di odori e colori ci siamo volutamente perse nell’antica Medina di Tangeri e, dopo una lunga camminata tra i vicoli della Kasbah, ci siamo fermate per un pranzo al poetico El Morocco Club. Prima di riprendere il traghetto siamo state letteralmente stregate dall’Hafa Cafè: sorseggiare un mint tea e ascoltare il magico silenzio ammirando la costa spagnola da una delle sue terrazze su cui si sono seduti Paul Bowles, i Rolling Stones e Allen Ginsberg è stata un’esperienza indimenticabile.

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Ritornate in Europa, l’indomani abbiamo lasciato il nostro agriturismo sperso nel nulla alla volta del regno del Signor Antonio, mitico albergatore a dir poco vecchio stile, fiero titolare di un hotel a conduzione familiare con tanto di numero sulla porta della camera attaccato alla rovescia a Conil de la Frontera.
Paese tipicamente andaluso, Conil è un tripudio di casette bianche e viuzze strette che incorniciano meravigliose spiagge dorate. Gli abitanti, come il signor Antonio, sono tutti cordiali e fieri del loro pittoresco borgo che consiglierei a tutti di visitare. Assolutamente da ricordare la nostra cenetta di pescaito sedute ad ammirare i coloratissimi turisti per la maggior parte spagnoli che affollavano Avenida De La Playa.
Da Conil la nostra inseparabile Pina ci ha accompagnate alla volta dell’elegante Cadice: considerata una delle più antiche città europee, è nota per essere stata un importante centro commerciale fenicio e il punto di partenza della prima e quarta traversata di Cristoforo Colombo.

Nonostante il poco tempo a disposizione ci siamo concesse almeno tre delle passeggiate sapientemente organizzate e tracciate con colori diversi tra le vie della città – ah! se solo la mia Venezia fosse in grado di amarsi un pò di più… – riuscendo ad ammirare Barrio de Santa Maria, Plaza de San Juan de Dios, Iglesia de San Agustin, Plaza de Espana y Monumento alas Cortez e il Castillo de San Sebastian, riempiendoci gli occhi di uno spettacolare tramonto sull’Oceano Atlantico e incrociare per caso un emozionante concerto popolare.

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Con Cadice nel cuore si siamo rimesse in movimento direzione Malaga, ultima tappa del nostro tour. Indimenticabili i paesaggi andalusi dei circa 200 chilometri macinati in poche ore: io, Jo, Pina, i mulini a vento, il sole e le colline arancioni. Sottofondo musicale Radio Los40.

Malaga in realtà ci ha un pò deluso. Dopo una settimana di gente cordiale e natura pressochè incontaminata, ci si è presentata davanti una città moderna con una zona fin troppo dedicata al turismo da crociera, tanto lontano dalla nostra concezione poetica di viaggiare… La città merita comunque una visita, anche se l’unica cosa degna di nota per me è il Museo Picasso ospitato nel cinquecentesco Palacio de Buenavista. Oltre ad ammirare numerose opere di uno dei miei artisti preferiti nato proprio a Malaga nel 1881, ho avuto la fortuna d’imbattermi in un’inaspettata ma molto apprezzata mostra temporanea dedicata a Dennis Hopper, apparso affianco a James Dean in Gioventù bruciata e regista di Easy Rider.

Questo il breve diario del nostro indimenticabile tour: poco tempo a disposizione (non siamo riuscite a vedere Siviglia, a fermarci anche solo un attimo a Gibilterra e in generale avremmo voluto fare mille altre cose) ma tante emozioni da portarsi nel freddo inverno londinese/milanese.