Un weekend PERFETTO a Dublino

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Prendi due amiche che causa trasferimenti vari non possono vedersi spesso – ma quando succede é una festa – e una città accogliente come poche resa ancora più bella da un raro sole e… avrai il weekend perfetto.

Sono finalmente andata a trovare Emy, amica preziosa con la quale per un anno ho condiviso di tutto – casa inclusa – che si é trasferita da qualche mese a Dublino, meta inserita già da un po’ nella mia lista di posti da visitare assolutamente.

Una scelta azzeccatissima.

Un afternoon tea molto speciale al… The Ritz!!!

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La protagonista di un film.

E’ così che mi sono sentita non appena ho affondato i miei tacchi nella soffice moquette della hall: tutto attorno immensi candelabri appesi a soffitti altissimi, specchi scintillanti e vasi di fiori enormi.
Un’atmosfera d’altri tempi.

Inaugurato nel 1904, più che di Notting Hill – alcune scene del mitico film con protagonisti Julia Roberts e Hugh Grant furono girate proprio qui –  il The Ritz Hotel profuma di glorioso passato, di ricche signore che qui si ritrovavano per sorseggiare una very British cup of tea, d’illustri personaggi del calibro di Churchill, Eisenhower e De Gaulle  – rispettivamente capo di stato inglese, americano e francese durante la II guerra Mondiale –  che si sono più volte riuniti all’interno di queste sale impregnate di storia.

Quintessentially British.

Siviglia+Portogallo: obrigada!

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Non vedi l’ora di scendere.
Perché una città che fa fatica a svelarsi, in questa lenta danza con l’Oceano, non può che rendere la tua risaputa curiosità ancora più impaziente.

Quando il mio aereo, dopo numerose acrobazie causa troppo vento, riesce finalmente ad atterrare a Lisbona, sono tra le prime a precipitarmi giú dalla scaletta.
Ad aspettarmi paziente agli arrivi la mia defi-amica Giorgia con un defi-cartello da manuale (peccato non averlo immortalato) pronta per un altro defi-tour.
Ok, prima che mi prendiate per scema una doverosa precisazione: defi sta per deficiente, appellativo affettuoso con cui ci chiamiamo amorevolmente tra di noi … Giorgia vive in Italia ma di tanto in tanto ci piace incontrarci al gate di qualche aeroporto…

 

Amore 2.0 – Essere single a Londra

In una città dove i supermercati brulicano di monoporzioni e gli orari di lavoro sono così disumani che l’unico momento per socializzare è la drink night out con i colleghi, essere single.. non è mai stato più facile.

Quando a Londra si rientra a casa la sera si é talmente stanchi che a malapena si riesce a telefonare a genitori e amici – che vivono quasi sempre all’estero – per sapere come stanno.
Durante la settimana si esce raramente e quando ci si decide a trascinarsi fuori lo si fa per lavoro.
Ma é nei weekend che ci si trasforma in veri e propri party animal: basta passeggiare fuori da un pub il venerdì o il sabato sera per capire cosa intendo dire. Ragazzi e ragazze ancora in suit da lavoro che ingurgitano un drink dietro l’altro – qui la qualità non sempre conta, basta sia alcool – in una sorta di maratona a chi si scascia per primo e a chi avrà l'”onore” di essere rimbalzato/a dal taxi perché troppo ubriaco/a.
La tanto cara compostezza inglese va a farsi fottere dentro un paio di bicchieri, insieme alla dignità.

It was all about Art. And Love.

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Andare al cinema da sola, in una fredda serata d’inverno che per strada incontri solo le volpi…

Tutti rintanati al calduccio ma io no, era da tanto che volevo vedere questo film e, dopo che lo hanno cancellato dalla programmazione di molte sale per dare spazio ad altre proiezioni e che per ben due volte mi sono dovuta arrendere al tutto esaurito, eccomi qui camminare più svelta che posso verso il cinema Curzon a Bloomsbury.
Mentre seguo la mappa sul mio cellulare cercando d’ingannare i minuti  – perché io POSSO essere più veloce – che secondo Google Maps mi separano dalla mia destinazione, mi rendo conto di essere quasi agitata: é come se stessi andando ad un appuntamento, come quando stai raggiungendo un’amica che non vedi da tempo e ti fai mille domande su come sarà, la riconoscerò, mi riconoscerà, avrà tagliato i capelli o avrà ancora quel vestito…

Raggiungo il Curzon consapevole di aver fatto viaggiare, ancora una volta, la mia mente troppo lontano e mi compiaccio di non essere l’unica folle che si é spinta fuori di casa in una serata come questa: la sala piano piano si riempie, é piccola ma trasborda di gente.

Il mio primo Baby Shower

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Questa è la storia di due non-mamme single che sono riuscite ad organizzare un Baby Shower da manuale.
Io e Liz – la mia complice – non ci siamo fatte mancare proprio nulla: circa due mesi di preparativi, la ricerca della location perfetta, la decisione – ardua! – della data cercando di far coniugare i vari trasferimenti all’estero e la pianificazione di una sorpresa vera e propria.

 

Per chi non sapesse di cosa diavolo sto parlando, il Baby Shower é una festa organizzata soprattutto negli stati Uniti – ma sta prendendo piede anche qui in UK e in altri Paesi europei per accogliere la futura nascita di un bambino. Di solito ci si ritrova tra solo donne per tante chiacchiere e regali alla futura mamma.
Questa era la prima volta che partecipavo a qualcosa di simile e, trattandosi della festa di una delle mie più care amiche, alla fine mi ci sono trovata pure ad organizzarlo, questo Baby Shower.

Ich bin Eine Berlinerin

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Una piacevole sorpresa.
Sarà perché io e la lingua tedesca nonostante i cinque anni di – vano! – studio alle superiori non abbiamo mai avuto feeling, sarà perché ogni volta che la nominavo come mia prossima possibile meta le prime parole del mio interlocutore erano: “preparati eh, che lì fa davvero freddo!” o forse perché nutrivo per lei chissà quale stupido pregiudizio… io Berlino non l’avevo mai degnata di particolare attenzione.
Mi sbagliavo.
Uh se mi sbagliavo!

Never say goodbye

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Dicono che Londra sia una città di passaggio e che sia normale vedere le persone partire.
Impossibile annoiarsi in questo frenetico guazzabuglio di etnie, lingue, ideologie e abitudini, difficile rimanerci per una vita intera.
In quasi 4 anni di permanenza londinese ho infatti notato che, seppur amandola alla follia, alla fine in tanti decidono di andarsene, tornarsene nel proprio Paese d’origine o trasferirsi dall’altra parte del mondo.
Per la maggioranza delle persone che ho conosciuto Londra é un’esperienza talmente intensa che poi arrivi al punto che non ce la fai più e te ne vai, portandola sempre nel cuore ma preferendo guardarla da lontano, che se ti fai di nuovo prendere dal suo vortice sei fottuto.

Panamá & Puerto Viejo – Costa Rica: Pura Vida!

Se ne stanno lì, trascinando a fatica quelle valigie più grandi di loro.                                                                               Camminano fieri, spesso inciampando per il troppo peso sulle spalle, senza staccare lo sguardo nemmeno per un secondo da quello che accade attorno, consapevoli di vivere una delle esperienze più speciali: sono i bambini viaggiatori, una lenta processione di Minion, principesse di Frozen o guerrieri di Star Wars che si apprestano ad intraprendere spesso il loro primo viaggio con l’entusiasmo che solo i più piccoli sanno avere.
Come tutti anche io sono stata una di loro. E il mio atteggiamento – un misto di stupore, eccitazione, meraviglia – non é cambiato di molto con il passare degli anni: ho ancora gli occhi che brillano ogni volta che sullo schermo del mio Mac appare la scritta “grazie, il tuo volo é stato prenotato” e mi sale un’adrenalina indescrivibile appena mi avvicino ad una stazione o ad un aeroporto.
La verità é che ne sto diventando sempre più addicted, non ne posso più fare a meno: ogni due/tre mesi – e soldi e lavoro permettendo anche più spesso – devo muovermi, partire, esplorare, vedere, conoscere.
La chiamano Wanderlust, parola tedesca che racchiude tutti i sintomi che ho appena elencato.
Perché ci si può ammalare, di BISOGNO di viaggiare.

E così, durante una serata londinese piena di pensieri confusi e di domande senza risposta, non ci ho pensato due volte prima di prenotare un volo per Panama, facendomi trasportare dall’entusiasmo di un’assurda quanto inaspettata proposta di viaggio arrivata dall’Italia.
Non avrei mai immaginato che, quella che sembrava essere solo una mia ennesima pazzia, avrebbe in realtà dato vita ad una delle esperienze più interessanti della mia vita.

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Partiamo subito dicendo che – cit Vale & Carlo – non si é trattato di una vacanza ma di un viaggio, e che la parola d’ordine é stata imprevisto: ho perso il conto delle volte in cui mi sono trovata a cambiare idea, destinazione e persino strada durante i dieci giorni di permanenza panamense.

BUONI PROPOSITI PER L’ANNO NUOVO

Di solito sono abbastanza brava, a darmi degli obiettivi…
E a volte forse me ne dò fin troppi.
La parte più difficile é avere costanza, riuscire a mantenere lo standard per 365, ops… 366!, giorni…

Quest’anno voglio provare a snellire un po’ la mia lista di buoni propositi, chissà che sia la volta buona… ne riparliamo il 31 dicembre…

VIAGGIARE

Sempre stato un mio chiodo fisso, e lo é diventato sempre di più negli ultimi mesi…
Mia madre sono anni che mi chiama “la ragazza con la valigia” e per non smentirmi ho trascorso la serata del 1 Gennaio a controllare in preda ad una sorta di sindrome di Stendhal  il sito web di Skyscanner.

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Per il 2016 ho un paio di sogni: compleanno a New York e Natale al caldo, affianco ai miei amati Collings, a Melbourne, passando per il sogno dei sogni, il Coast to Coast
In più mi sono appena scaricata un’applicazione, beenapp dove puoi cliccare su tutti i posti dove sei stato, creare delle mappe con tanto di percentuale e condividerle… può diventare una droga, ve lo assicuro!

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