Tradizione e colore: la magia dell’isola di Burano

È come tuffarsi dentro ad un grande arcobaleno.
Immersa nella tranquillità della laguna veneziana, l’isola di Burano è un’oasi colorata che vi lascerà senza fiato.

Raggiungendola si ha come la sensazione di fare un salto nel tempo, e il fatto che arrivarci non sia poi così veloce la rende ancora più speciale.

Burano è tradizione, è pace, è colore.

Non ci sono macchine, ci si sposta solo con la barca (topa) o a piedi.
Ci si incontra spesso, passeggiando tra le calli o in piazza Galuppi, l’unica dell’isola, dedicata all’omonimo compositore e organista settecentesco nato qui.

Sembra tutto sospeso in una realtà a sé stante, ed è una sensazione bellissima. Tutto scorre lento, al ritmo della natura che la circonda.

case colorate isola di Burano

L’isola di Burano: le case colorate

Leggenda narra che le case, di tutti i colori dell’arcobaleno, siano state colorate dai pescatori, che volevano essere sicuri di riconoscere la propria al ritorno dalle lunghe e nebbiose battute di pesca.

La più colorata di tutte, la casa di Bebi Suà, è una vera seduta di cromoterapia. 
Bepi, all’anagrafe Giuseppe Toselli, ora non c’è più, ma per anni ha arricchito quasi ogni giorno le pareti esterne di motivi e forme geometriche, per la gioia di chiunque si trovasse a passare di lì. 

Il cinema all’aperto, proiettato su di un lenzuolo bianco appeso al muro di fronte la casa, è un altro motivo per cui tutti ricordano con il sorriso la casa di Bepi, vera e propria istituzione dell’isola.

La tradizione del merletto

Il Museo del Merletto, che sorge in Piazza Galuppi, testimonia invece l’importanza dell’antica arte per cui Burano è riconosciuta in tutto il mondo.
Tradizione che è possibile assaporare dal vivo osservando le signore sedute fuori dalla porta di casa, impegnate a ricamare tra una chiacchera e l’altra.

giocando Isola di Burano

Non andatevene da Burano senza aver prima contemplato il suo singolare campanile storto e aver visitato la casa di Remigio Barbaro, le cui sculture sono disseminate nell’isola.

Da non perdere anche la chiesa di San Martino Vescovo, all’interno della quale, tra le molte opere, si può ammirare una tela di Gian Battista Tiepolo.

E non dimenticatevi di assaggiare una delle buonissime specialità culinarie dell’isola: i dolcetti tipici bussolà o l’Esse, il risotto di go (pesce tipico della laguna veneta conosciuto nel resto d’Italia come ghiozzo) o le moeche (granchi privati del carapace pescati con le reti in primavera e autunno). 

Per una foto da cartolina suggerisco di andare alla Pescaria Vecia o di salire sul ponte in legno che collega tre rive diverse, conosciuto come Tre ponti.
Da qui si gode di una vista spettacolare, con una piccola Venezia in lontananza.

Se vi rimane del tempo, appena giù dal ponte lungo che collega Burano alla vicina isola di Mazzorbo, si trova inoltre La Tenuta Venissa, nella cui vigna viene coltivata l’uva dorona, una varietà autoctona della laguna di Venezia.

È un luogo magico che non si può non visitare, così come l’Isola di San Francesco del Deserto, a pochi minuti di barca da Burano, abitata da soli frati.

buona fortuna isola di Burno The Frilly Diaries
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